Sala di Scienze della Terra

La prima delle due sale poste a destra dell’ingresso è dedicata alla Mineralogia, Geologia e Paleontologia generale.
Nella prima vetrina, partendo da sinistra, i Minerali vengono trattati per le loro caratteristiche fisiche (struttura cristallina, durezza, rifrazione della luce, magnetismo, radioattività),mentre nella seconda vengono sistematicamente raggruppati per classi.
Nella vetrinetta d’angolo viene evidenziato il fenomeno della fluorescenza. Segue una vetrina dedicata alle Rocce suddivise in Eruttive, Sedimentarie e Metamorfiche. Fra i reperti esposti rivestono un notevole interesse un campione di lava cordiforme proveniente dall’isola di Fogo nell’arcipelago di Capo Verde, un frammento di Selenite proveniente dalla grotta dei cristalli giganti di Naica in Messico e un ciottolo ricoperto di sale raccolto lungo le coste del Mar Morto. Nella vetrina dedicata alla Paleontologia sono esposti reperti sia vegetali che animali e vengono evidenziati i modi in cui un organismo può fossilizzare. Fra i campioni presenti rivestono particolare interesse una lastra proveniente dal Libano contenente alcuni Armigatus, piccoli pesci marini vissuti 100 milioni di anni fa, il fossile pietrificato di un Rudiste, curioso bivalve vissuto nel Mare della Tetide che si è estinto alla fine del Cretaceo, proveniente dal Pakistan e una splendida riproduzione dell’Archaeopteryx (uccello primitivo dotato di denti e artigli sulle ali) rinvenuto nel calcare litografico di Solenhofen in Baviera nella seconda metà dell’800 e conservato presso il Museo di Berlino.
I pannelli sovrastanti le vetrine illustrano le vistose trasformazioni dei blocchi continentali, avvenute durante le ere geologiche, spiegate con l’ipotesi della “tettonica a zolle”, in quelli esposti nella parete successiva sono trattate la Stratigrafia e l’Evoluzione della vita sulla Terra.
Nelle vetrine poste lungo l’ultimo lato della sala sono custoditi i più significativi reperti della preziosa collezione mineralogica appartenuta al regista e pittore romano Giuseppe Maria Scotese (riquadro in basso a sinistra).
Prima di accedere nella seconda sala dedicata alla Geopaleontologia locale, il tema viene introdotto da due ricostruzioni paleogeografiche che mettono a confronto l’Italia settentrionale durante la fase subtropicale del Pliocene con quella glaciale del Pleistocene e da un plastico che illustra gli aspetti Geologici del nostro territorio. Quest’ultimo fornisce utili indicazioni alla comprensione del fenomeno di deviazione (“cattura”) del fiume Tanaro, avvenuta tra 200 e 60 mila anni fa, in seguito all’erosione di un diaframma collinare che un tempo univa il Roero alle Langhe.
Le vetrine della seconda sala illustrano, in ordine cronologico, le diverse epoche geologiche a cui appartengono i sedimenti che affiorano nel circondario. Fra i reperti esposti merita particolare attenzione il fossile del Sirenio di Bra costituto dal cranio e da una costola di un grosso esemplare di Metaxytherium subapenninum (riquadro in basso a destra), mammifero marino affine all’odierno dugongo trovato da Federico Craveri nel 1876 e vissuto nelle acque del Bacino Padano intorno a 3 milioni di anni fa.